Il mio mestiere? Osservare
Mi sarebbe piaciuto essere un’artista, avere un talento, perché è qualcosa di innato, un dono da custodire; inoltre, significherebbe non doversi porre delle domande, chiedersi cosa fare nella vita, ma seguire una strada già tracciata. Perché pensavo che la vita funzionasse così per chi avesse un talento, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere. (Zerocalcare)
Come si decide un mestiere? Come si prende una strada? quando sono di fronte ad una scelta, nella mia mente queste parole del film "La leggenda del pianista sull'oceano" (1998) diretto da Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo teatrale di Alessandro Baricco. Tornate a leggere l'articolo dopo aver visto il film, o almeno aver ascoltato l'estratto del monologo.
La vita non è un'autostrada già tratteggiata, è una via di campagnia con continue curve, salite e discese, bivii, a volte senza segnaletica. Poi la strada la trovi da te, che non porta all'isola che non c'è, ma tutti quei puntini che si uniscono portano ad una strada che è sempre stata la stessa, anche quando pensavi di aver deviato. Tutte le strade portano a te, puoi allungare di più il tuo cammino, puoi fare una deviazione ma poi ti ritroverai sulla strada principale.
Non ho mai avuto la strada spianata per cui non devi farti domande perchè da quando sei piccolo è evidente che sei nato per fare quella cosa. Capita spesso agli sportivi, agli artisti o a chi ha una particolare forma di intelligenza. In realtà non mi è capitato qualcosa di molto diverso, è solo successo più tardi. Ho iniziato a fotografare per passione, e ho provato anche ad allontanrmi con il tempo dalla macchina fotografica ma tutte le strade portavano a lei. Quindi, alla fine, questo peso così grande non lo avete. la vita vi farà capire a cosa siete destinati, anche vi impegnate tanto per complicarvela. Poi il successo passa da una presa di posizione, una scelta di coraggio. Prendere quella strada, seppur difficile o fare una vita mediocre a cui non sei destinato. Nessuno può fare quella scelta al posto tuo.
Ma cosa faccio in realtà quando fotografo?
Arrivi ad un certo punto durante il tuo percorso in cui inizi a chiederti perché scatti. Inizialmente non hai bisogno di farti questa domanda, ma quando diventa una passione, è necessario capire come mai si sia ritagliata un ruolo così importante all’interno della tua vita. La risposta a questa domanda è il più grande step di crescita che puoi fare nella fotografia. La mia idea di fotografia è legata sia ad una mia necessità (ho bisogno di fotografare per documentare la mia vita) sia ad un bisogno estetico (ho bisogno di immortalare quel momento per condividerlo (mostrare ciò che ho visto e vissuto e poterlo rivedere nel tempo). Il primo è un aspetto legato alla fotografia come documentazione, il secondo aspetto è legato alla fotografia come estetica, bellezza di un paesaggio (è proprio il voler ritrarre paesaggi che mi ha fatto iniziare a scattare).
Credo ci sia una cosa che accomuni tutti gli artisti e anche me: ho capito che, prima ancora di scrivere e di fotografare, alla base di tutto, non facevo altro che osservare. Ritengo che si sia fotografi anche quando non si ha una macchina fotografica, poiché un fotografo è un osservatore, scatta prima con gli occhi e poi traduce quello scatto con una macchina fotografica. Allo stesso modo, un viaggiatore non p quello che viaggia, ma uno stile di vita. Si può essere viaggiatori anche spostandosi poco, anche quando non viaggi.
Ci sono vari tipi di fotografi: ci sono quelli che fanno i reporter, vanno in giro e fotografano l’accaduto o l’accadente; ci sono quelli che eseguono le immagini di visione di altri, cioè quelli che lavorano per la pubblicità; , poi ci sono gli esecutori che vanno a fotografare dove tutto è già fatto e predisposto; e poi ci sono i fotografi che sono degli autori, cioè che creano delle immagini perché pensano che quella foto sia un modo per raccontare una storia, per sensibilizzare e lanciare un messaggio. Per queste differenza faccio fatica a rientrare nell'etichetta di fotografo. La mia idea di fotografia è quella di un fotografo come autore: Un fotografo deve essere un filosofo, un pensatore, un politico, nel senso che deve vere un pensiero critico, portare il suo contributo per il miglioramento della società.
Quella visione, quello che viene comunemente chiamato “occhio del fotografo”, non c’è l’hanno tutti: questo perché, se da una parte devi avere una sensibilità più profonda, dall’altro però, come si dice sempre nello sport, il talento da solo non basta: la maggior parte delle persone, infatti, non ha un occhio allenato, e quando passa davanti ad una fotografia che la natura ha già confezionato, dove bisogna solo premere il pulsante, (“delle volte arrivo in certi luoghi proprio quando Dio li ha resi pronti affinché qualcuno scatti una foto”) non riesce a vederla, a cogliere la bellezza di quel momento. Infatti, la bellezza non è insita in nulla; bisogna trovarla, con un altro modo di vedere. Essere un fotografo significa avere un punto di vista.